jueves, 19 de agosto de 2010

il migliore dei mondi impossibili






pic di fra vicenzi


Iniziare a riesumare aneddoti con un “Ti ricordi quella volta che?” con te non serve. Scuoti la testa da vecchio rimba e hai già rimosso le nostre storie per far spazio ad altro. Anche a me succede lo stesso, sai? Forse viviamo troppo in fretta per ricordare . I dettagli, soprattutto.

Stavamo bevendo vino tinto nella tua ultima casa di Bologna, quella in cui raccoglievate i capelli e la sporcizia solo quando formavano enormi balle che veleggiavano nel corridoio. C’era pure una tua opera d’arte sulla parete, un cartellone bianco con uno spermatozoo dal volto familiare che incitava i passanti a esprimere la loro creatività, ma che rimase più o meno intatto (credo ci mettesse in soggezione).

Apriamo il vino rosso mentre cucini una pasta a quel-che-trovo-in-casa, tua specialità di sempre. Il tema del giorno era la scelta. L’impulso. Dove ti porta tutto questo quando sei così masochista da autoflagellarti costantemente perché temi la felicità più dello spleen, ma in fondo ami lamentarti aspettando che il tempo passi e ti dia nuove ragioni per continuare, immutabile. Mi lanci una di quelle occhiate dei bambini quando stanno per fare qualcosa di cattivo e lo sanno. La conosco. Mi piace.

“Per esempio, io ora voglio lanciare un piatto!” – dici, e con me hai terreno fertile perché sono sempre dalla parte dell’impulso più stupido.

“Allora fallo!” – rispondo ancora affacciata alla cucina da cui, presumibilmente, partirà il volo.

“Levati!” - Mi sposto di qualche centimetro e non mi lasci nemmeno il tempo di sparire dalla porta, vedo il piatto volare e precipitare, sento quei microsecondi in cui guardiamo la sua traiettoria con un peso infinito, che non è il loro, non è il peso del tempo di volo, ma quello delle parole nel piatto.

Se è questo il miglior mondo possibile, lo è soltanto perché non ci è dato conoscerne altri. Lo vedo schiantarsi e frantumarsi in pezzi ordinati sul pavimento.

Il caos è un disegno sensato, dopotutto. Brindiamo coi nostri rossi e, non so perché, entrambi abbiamo la sensazione di aver riportato un po’ d’ordine intorno.