martes, 21 de diciembre de 2010

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C’è un momento - un luogo della mente o una dimensione che si apre solo per un istante, come lo Stargate, e non puoi nemmeno scegliere se attraversarlo o no perchè ti muovi su un tappeto rotante, o forse è soltanto la terra intera che avanza tutta insieme con noi sopra, e a pensarci bene non è nemmeno la terra ma il tempo, e pare ci sia sempre un prima e un dopo ma io ho scelto di non credere nel tempo lineare, per me non ci dovrebbe essere né prima né dopo ma soltanto una lenta metamorfosi uniforme e radicale, un eterno mutare che avanza come un organismo coordinato, un animale con un cervello diverso in ogni cellula e – nonostante questo – riesce a camminare, pensa cose sensate, è piú della somma delle sue parti il tutto senza essere cosciente del suo mutare o del tempo, della trasformazione. Respira, certo, ma non c’è volontà nella sua ricerca d’aria. Lo fa come una pianta, perché-è-cosí-che-deve-andare, libero dal peso della consapevolezza, libero dal bisogno di spiegarsi e spiegare, di inventare parole e lingue per verbalizzare quello che trova quando si guarda dentro, spiegarlo agli altri organismi come lui, similissimi e diversi, tutti uniti dai sensi – sempre meno affidabili, sempre meno persistenti - e dalle parole – sempre meno esatte, sempre meno .

Ma c’è un momento – questo è innegabile, sottile, di un’evidenza perversa – in cui tutto ciò che conosci smettere di essere ciò che era, ciò che fu, diventa ciò che è, almost ciò che sarà, e il punto non è vivisezionare il percorso per piantare una bandierina sulla soglia di passaggio, il punto è sapere della nostra cecità assoluta mentre lo stiamo attraversando, capire che siamo sotto lo Stargate e quando saremo giunti dall’altra parte tutto quello che abbiamo conosciuto e capito e amato avrà smesso di essere come l’abbiamo conosciuto e capito e amato – e allora ci sarà un attimo di smarrimento prima di guardarci intorno e tornare a conoscere e capire e amare di nuovo, e cosí ad libitum, hasta que se nos acabe el tiempo, finchè non ci saranno piú Stargate da attraversare o mondi nuovi – nuove configurazioni di mondi antichi, da imparare e in cui credere.

sábado, 18 de diciembre de 2010

silence is sexy

Esta enfermedad de hablar mucho sin decir nada. Cada situación en la que te metés, cada charla, cada discusión, cada explicación conlleva la necesidad de usar miles y miles de palabras para dar forma a una ausencia - precisamente la ausencia de lo que se quiere poner en palabras, como si al decirlo se activara su presencia - y al final no decir nada sin llegar a la nada misma, a una forma pura de ausencia, sino quedándose en la repetición de un tentativo (el mismo y no a la vez) como un loop de acciones para intentar llenar-el-vacío, y sin embargo no hay vacío tout court, a lo mejor sólo hay miedo al vacío y - más acá - nosotros, asíncronos y desafinados, cumpliendo el esfuerzo constante para ser entendidos como queremos, pero luego hay infinitos registros y orejas y niveles y matices, además de líneas de aire a los lados de tu cabeza y un reloj atado a la muñeca.

La mejor solución es el silencio.
(O el chocolate amargo)

subte babasónico

Quanta magia sulla metro, quando ascolti in cuffia la tua canzone preferita del giorno e di colpo il tipo seduto a fianco a te, parlando col vicino, inizia a battere le mani a tempo, senza saperlo.

Es decir, la persona in questione sa che sta battendo le mani a tempo, ma le sfugge quale sia il tempo. Saperlo è certamente qualcosa di cui può fare a meno, ma io ora?
Cosa me ne faccio di questa sincronia?

Saberlo entenderlo decirlo. Et voilà la verità.

"Olvidemos todo de una vez.
Hagamos un trato que podamos sotener, al menos un rato."

sábado, 11 de diciembre de 2010

La lentitud com un estar en les coses per assumir-ne encara mès el ritme

E' che mi permetto uno stand-by, ma non sono sicura di saper vivere cosí.
Ci vuole abilità. Pazienza, soprattutto.

In questo periodo (un periodo in cui mi faccio rubare ogni cosa e riesco a perdere un aereo arrivando all'aeroporto 3 ore prima del volo) si mormora una legge che regola gli opposti. Piacere e dolore sono direttamente proporzionali. Per il Buonsenso la vita è un'operazione a somma zero, in cui l'intera gamma del sentire ripiega su un equilibrio nel centro, dove non esistono picchi né baratri ma solo trasparenza e silenzio, solo quiete.

E' una di quelle speculazioni con cui anem tirant, non c'è modo di dimostrarlo. Eppure non mi stupirei se tra 5 o 50 anni ci attaccassero cavi e sensori e spine alle tempie e ai polsi al momento della nascita, e misurassero cosí questo equilibrio emozionale, +1 per il "bene", -1 per il "male" e cosí via fino alla morte (lenta e dolorosa: -1) o al suicidio (razionale, sereno, ragionato: +1) per vedere se realmente la lancetta torna sullo zero.
Ma quante dimensioni esistono tra lo 0 del punto e l'1 della linea? Elevare la variabile a un numero "con la virgola" non può rappresentare la crescita di un albero? Perchè vene e rami e fiumi si somigliano? Riusciremo a metterci d'accordo su cosa sia il bene e cosa il male?
Forse finalmente le dicotomie ci staranno strette e manderemo tutto all'aria.
Le spine, i cavi, il buonsenso, e questa tragica ricerca di equilibrio.

Ieri ero seduta al bar, scrivevo. A fianco a me la frase
"La lentitud com un estar en les coses per assumir-ne encara mès el ritme"

martes, 7 de diciembre de 2010

Hay que reinstalarse en el presente.

Un poco como el silencio de toda la música, y la verdad que te habla al oído cuando no intentás buscar el orden, el desorden, cuando vivís sin intentar explicarlo todo, todo el tiempo, y andas por la calle mirando para arriba y sintiéndote más liviano cuando una hoja de otoño cae volando en círculos y se te pega a la cara.

Con un reloj atado a la muñeca, todo puede ser increíblemente siniestro.

Me contás la historia de tu vida y no le veo nada tuyo ahí, nada exclusivo, hay como una liviana universalidad en tu mundo que es todos los mundos, en tu presente que es todos los presentes.
L'assenza. Lavorare intorno all'assenza. Costruire intorno all'assenza. L'assenza come centro e motore, la ausencia en todas sus formas, en todos sus perfiles, en todas esas caras que pasan a los lados de tu cabeza y desvanecen, cerca y lejos al mismo tiempo.
La cagada es que no nay nada más mentiroso que la sinceridad, sometimes.

Y esta necesidad de escaparse de los racionalismos, de los reduccionismos, de los ismos, la tentativa de devolver al mundo su complejidad ¿No será en sí una admisión de debilidad? ¿La declaración de una carencia? ¿Un manifiesto de la ausencia?

Por supuesto, si no te sacás la hoja de los ojos te vas a tropezar con algo en cualquier momento. Y sin embargo, el mundo que se abre con la ceguera es otra mirada, otra historia. Vos mismo, sos otra persona. No sé si llamarla "identidad", hoy me gustan las cosas light y la identidad me espanta, me acuerda de DNI y pasaportes y denuncias de robo y colas infinitas en las oficinas públicas. Es peso, gravedad. Pero hay algo ahí. Una de esas cosas que las palabras pulverizan si intentan definirlo, algo que solo nos permite acceder tangencialmente, livianamente.

martes, 26 de octubre de 2010

(altre misure del tempo)

No estábamos enamorados, hacíamos el amor con un virtuosismo desapegado y critico, pero después caíamos en silencios terribles y la espuma de los vasos de cerveza se iba poniendo como estopa, se entibiaba y contraía mientras nos mirábamos y sentíamos que eso era el tiempo.
Julio Cortazar, Rayuela





(io non bevo birra, la odio, ma la guardo, mi piace pensare alla schiuma che si spegne come a una misura del tempo che si consuma o un cronometro dimenticato, e noi lì, appollaiati sul bancone di qualche bettola del barrio – insieme, adesso - è tutto impercettibilmente più vicino alla sua fine, ma tu mi guardi e anche lo spazio che ci unisce si è dilatato o diviso in una crepa immaginaria che è come Shibboleth nella Turbine Hall, e nessuno sa perché ma il tempo ha cambiato qualcosa, il tempo è cosi, ti censura il trucco e scopre un corpo a metà o un coniglio - non è magia - e il processo ci è sfuggito perciò è un casino interpretare il risultato, ma c’è qualcosa di chiaro in tutto questo - è prestigio - qualche debole evidenza di un bianco malaticcio in micromovimenti di autoannullamento, il mio tinto ancora pieno e, secondo me, quando i tuoi occhi si saranno abbassati e anche tu capirai la forma del tempo e dell’oblio, non ci sarà più ragione per tornare a guardarsi oppure chiedersi se magari, aspettando ).

sábado, 9 de octubre de 2010

"People look like they are dancing before they love"


Qué quería decir Jenny Holzer? Ni idea, pero estoy de acuerdo. Las pistas de baile son lugares de soledad, y toda esa gente es una mentira. Es de cartón. Buscas una cercanía cualquiera entre centenas de decibel en el aire - algo que se parezca al amor vacío de las noches sin deseos duraderos - pero no hay nada más que movimientos de plástico y puro pensamiento, aquello que querías poner en stand-by cuando cerraste la puerta de casa.

¿Como se baila esto? ¿Es importante? ¿Qué estamos haciendo exactamente?

El gran dilema de cómo-mover-los-brazos. Si sos ridículo es porque dudas, sabés, el miedo es una garantía de fracaso. Estás tan conciente de vos mismo que no te vas a reconocer en ningún otro lado.

Así te trasladas a la barra y empiezas a tragar cubatas y delirio alternativamente. En cuarenta minutos la conciencia es un recuerdo, las siluetas alrededor se animan, la música te cuenta algo que necesitas. Seguís solo pero ya no importa, te olvidaste, y mañana habrás olvidado que olvidaste, despertarás cuando la luz se habrá ido para el otro lado recordando sueños o imágenes o imaginarás recuerdos o habrás vivido sueños. Es igual? Que todo haya cambiado no significa que haya alguna diferencia. Si el recuerdo de una imagen es una imagen, y el recuerdo de una sensación es una sensación, el recuerdo de un recuerdo no puede ser un recuerdo. Y así, en loop. Qué quería decir Jenny Holzer? Ni idea, pero estoy de acuerdo.