C’è un momento - un luogo della mente o una dimensione che si apre solo per un istante, come lo Stargate, e non puoi nemmeno scegliere se attraversarlo o no perchè ti muovi su un tappeto rotante, o forse è soltanto la terra intera che avanza tutta insieme con noi sopra, e a pensarci bene non è nemmeno la terra ma il tempo, e pare ci sia sempre un prima e un dopo ma io ho scelto di non credere nel tempo lineare, per me non ci dovrebbe essere né prima né dopo ma soltanto una lenta metamorfosi uniforme e radicale, un eterno mutare che avanza come un organismo coordinato, un animale con un cervello diverso in ogni cellula e – nonostante questo – riesce a camminare, pensa cose sensate, è piú della somma delle sue parti il tutto senza essere cosciente del suo mutare o del tempo, della trasformazione. Respira, certo, ma non c’è volontà nella sua ricerca d’aria. Lo fa come una pianta, perché-è-cosí-che-deve-andare, libero dal peso della consapevolezza, libero dal bisogno di spiegarsi e spiegare, di inventare parole e lingue per verbalizzare quello che trova quando si guarda dentro, spiegarlo agli altri organismi come lui, similissimi e diversi, tutti uniti dai sensi – sempre meno affidabili, sempre meno persistenti - e dalle parole – sempre meno esatte, sempre meno .
Ma c’è un momento – questo è innegabile, sottile, di un’evidenza perversa – in cui tutto ciò che conosci smettere di essere ciò che era, ciò che fu, diventa ciò che è, almost ciò che sarà, e il punto non è vivisezionare il percorso per piantare una bandierina sulla soglia di passaggio, il punto è sapere della nostra cecità assoluta mentre lo stiamo attraversando, capire che siamo sotto lo Stargate e quando saremo giunti dall’altra parte tutto quello che abbiamo conosciuto e capito e amato avrà smesso di essere come l’abbiamo conosciuto e capito e amato – e allora ci sarà un attimo di smarrimento prima di guardarci intorno e tornare a conoscere e capire e amare di nuovo, e cosí ad libitum, hasta que se nos acabe el tiempo, finchè non ci saranno piú Stargate da attraversare o mondi nuovi – nuove configurazioni di mondi antichi, da imparare e in cui credere.